Erbe spontanee da gustare: il tarassaco

Magari non sapete che si chiama così, ma sicuramente, nel momento in cui assocerete il tarassaco alle sue sembianze avrete una di quelle epifanie che svoltano la giornata.

Le erbe spontanee vengono usate, oggi come un tempo, nella cucina tradizionale casalinga per la loro facilità di reperimento nei campi, nei prati o addirittura nei giardini di casa.

Una delle più note e diffuse erbe selvatiche è il tarassaco (in dialetto veneto radicio de camp), conosciuto anche come “dente di leone” o “soffione” per la particolare volatilità dei petali una volta sfiorito.

Il tarassaco (Taraxacum officinale) deve la sua fama curativa essenzialmente alle proprietà depurative, drenanti e diuretiche della radice. Diffusa lungo tutta la penisola, questa piantina ben si adatta a qualsiasi tipo di paesaggio.

È facile trovare il tarassaco sia in pianura che in montagna, dove cresce spontaneo lungo i bordi dei sentieri, nei prati e nei terreni incolti.

Se avete la fortuna di avere un giardino, basterà aprire le porte di casa vostra per fare un gran raccolto di quest’erba di campo. E in questo caso dal prato alla tavola – è davvero il caso di dirlo – il passo sarà breve.

Alle volte siamo troppo assorbiti dal tran tran quotidiano per ritagliarci un angolino di tempo dedicato al rispolvero di antiche e ancestrali abitudini. Una tra tutte, la raccolta delle erbe selvatiche.

Sono certa che dopo una giornata di lavoro (figli e impegni permettendo), dedicare una mezz’ora al passeggiare nel verde alla ricerca di qualche bocciolo giallo, inalando aria pulita a pieni polmoni, non possa che farci andare a letto più sereni.

Qualche giorno fa uno yogi con cui stavo parlando mi ha dato da pensare chiedendomi: “Per quale motivo è fatto noto che andare a camminare in montagna faccia così bene allo spirito?”. In effetti, perché ci sentiamo rinati dopo una passeggiata immersi nella natura? Certo l’aria buona e il moto fisico aiutano, ma la chiave, sembra essere un’altra.

Mentre siamo impegnati a camminare, un passo dopo l’altro, nei sentieri selvaggi, concentriamo i nostri pensieri sul nostro equilibrio, sul non cadere pestando un sasso dissestato. Non udiamo clacson di suv e frenetici vocii cittadini, non passiamo il tempo col naso incollato all’iPhone che continua a vibrare ricordandoci i mille impegni a cui dobbiamo assolvere. Per farla breve, in quelle occasioni, spegniamo la mente. Le diamo tregua, in una sorta di meditazione naturale e spontanea, adatta a tutti e che tutti possono fare. E io credo che, parallelamente, andare a raccogliere le erbe selvatiche possa darci lo stesso tipo di beneficio.

Detto ciò, vediamo assieme cosa fare del tarassaco una volta raccolto.

Il suo utilizzo in tavola

Il tarassaco viene utilizzato in tutte le sue parti, benché la parte più preziosa, quella che contiene in forma più concentrata le proprietà benefiche, sia la radice.

Radice

Le parti del tarassaco più ricche di virtù terapeutiche, come dicevamo, sono le radici. Essendo una pianta perenne, le radici possono allungarsi in modo evidente nel terreno e divenire sensibilmente robuste. Il modo migliore per assumere le sostanze benefiche contenute in esse è preparare un decotto di radici di tarassaco. Basterà essiccarle e sminuzzarle per poi ricavare l’ingrediente base per ottimi decotti purificanti.

Fiore

Ho scoperto da poco che con i fiori del tarassaco si può preparare un fantastico dolcificante naturale simile al miele. Basterà far bollire i fiori in dell’acqua, filtrarla e, con l’aggiunta di zucchero integrale di canna, realizzare uno sciroppo che avrà le sembianze e il sapore tipico del miele, ma vegan.

Inoltre è usanza comune mettere i boccioli dei fiori non ancora schiusi sottaceto in conserva, per poi consumarli come se fossero dei capperi.

Altro ottimo modo per gustare i fiori di tarassaco è realizzare delle frittelle dolci, aggiungendone i petali alla classica pastella.

Foglie

Le foglie più vecchie e fibrose, ossia quelle vicine alla base della pianta, si possono usare cotte, come si faceva un tempo, insaporendo minestre, minestroni e zuppe.

Le foglie “giovani” del tarassaco, essendo tenere e meno amare, possono tranquillamente essere consumate nell’insalata.

Altra classica ricetta con le foglie fresche di tarassaco si prepara aggiungendole, dopo averle sbianchite, in una frittata alle erbe di campo.

Proprietà benefiche del29 tarassaco

Già dai tempi del Medioevo, il tarassaco veniva utilizzato come efficace rimedio contro i disturbi di fegato e reni, probabilmente per il suo colore giallo intenso che ricorda quello della bile.

In effetti, col passare dei secoli, la scienza ha avuto modo di comprovarne l’efficacia medicinale grazie ai naturalisti e farmacisti che riconobbero in questa pianta selvatica proprietà diuretiche e curative per le ferite infette. Per motivi analoghi  la medicina occidentale e la medicina cinese ne fanno ampio uso da sempre.

Le virtù di questa pianta spontanea sono molteplici:

  • depura i reni dalle tossine grazie a tarasserolo, steroli, vitamine, insulina e sali minerali contenuti in grandi quantità nelle radici;
  • gli stessi principi attivi svolgono anche azioni antinfiammatorie e disintossicanti sul fegato stimolando la funzionalità biliare. Inoltre favorisce l’eliminazione delle scorie e aumenta le secrezioni gastroenteriche;
  • il tarassaco è considerato una delle piante officinali maggiormente efficaci nel favorire i processi digestivi;
  • utilizzato in decotti e tisane, favorisce l’eliminazione delle tossine dall’organismo, combattendo problemi di stitichezza e bilanciando i livelli di colesterolo.
  • Ha un’elevata proprietà diuretica grazie all’alta concentrazione di potassio e flavonoidi che lo rendono un coadiuvante perfetto nella cura della ritenzione idrica, della cellulite e delle problematiche legate all’ipertensione.

Che ne dite, domani passeggiata in campagna a raccogliere tarassaco?

Credits immagini: Ehabitat, Ifood ,Cucinanaturale ,Scattidigusto

Kristel Cescotto
Kristel Cescotto

Kristel è food blogger per The Eat Culture e, su di lei, nemmeno una nuvola. Cogitatrice impegnata, alla costante ricerca di ispirazioni, dentro e fuori dalla cucina. Grazie al cielo tutto scorre: panta rei. E alla fine, come in uno splendido giardino bahai, verrà estasiata da un’illuminazione.

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