Erbe selvatiche: quando il prato… è servito in tavola!

Una delle cose fantastiche delle vacanze è concedersi del tempo. Tempo per rilassarsi, ricaricare le batterie del buon umore, disintossicarsi da stress e giornate caotiche inquinate d’impegni.

Uno dei modi che preferisco per godermi appieno le belle giornate d’estate è camminare all’aria aperta, magari in campagna o nei fiabeschi piccoli boschi dei quali i nostri territori sono pieni, magari approfittandone per raccogliere erbe selvatiche da gustare.

È proprio durante queste passeggiate che, unendo l’utile al dilettevole, colgo sempre di più l’occasione per andare alla ricerca di questi deliziosi doni di madre natura. Perché, se impariamo a cercarle nel modo e nei posti giusti, a saperle riconoscere e utilizzare al meglio, la natura ci offre un vero e proprio supermercato eco-biologico en plein air, gratis e alla portata di tutti!

Tarassaco, luppolo (altrimenti detto bruscandolo), silene (in dialetto sclopit o sciopeti), valerianella, amaranto, ortica, malva, calendula, aglio orsino, borraggine… sono solo alcune delle erbe selvatiche che crescono spontanee in questa stagione.

Anche se non manca qualche lungimirante fruttivendolo dedito alla causa che riesce a recuperare per i propri clienti alcuni mazzetti di queste ricercate erbe, il più delle volte per godersele in tavola bisogna rispolverare tuta e sneakers e scandagliare l’esterno cittadino per scovarle lungo argini di ruscelli, praterie selvatiche e piccoli boschetti.

Facendo una piccola ricerca sul web, sono moltissimi e per tutti i gusti, adatti a grandi e piccini, gli appuntamenti nel Triveneto organizzati da botanici professionisti e appassionati per imparare a conoscere questi regali di madre natura.

Non sono pochi nemmeno gli incontri sul tema con esperti gourmet e chef per imparare a cucinare le erbe selvatiche, magari recuperando e rivisitando qualche antica ricetta della tradizione che rischia altrimenti di scomparire.

Ovviamente poco importa che si tratti di Nord o Sud Italia. Al di là dei termini dialettali cangianti usati per definirle, ogni specifico territorio ha i suoi segreti e le sue tradizioni da scoprire, carpire, gustare e tramandare, non solo in cucina.

Prima di armarsi di buona volontà e “andar per erbe” bisogna però tenere a mente alcuni accorgimenti indispensabili.

Bisogna documentarsi, conoscere le specie che si intende raccogliere, quali parti della pianta sono commestibili e informarsi su eventuali “simili” non edibili o, addirittura, tossici.

Insomma, come per ogni cosa, è buona regola non improvvisarsi esperti conoscitori senza una buona dose di studio ed esperienza.

Altra buona norma è quella di non raccogliere le erbe spontanee in ambienti inquinati o che rischiano di essere contaminati da sostanze tossiche emesse nelle strette vicinanze.

L’ultimo consiglio che mi sento di darvi riguarda la salvaguardia ambientale. Raccogliere erbe selvatiche è senza dubbio un passatempo piacevole e una bella soddisfazione ma bisogna farlo nel modo corretto, per tutelarne la sopravvivenza futura.

 

Credits immagini: Universobio, Gandino, Riglar, Attivamente.

Kristel Cescotto
Kristel Cescotto

Kristel è food blogger per The Eat Culture e, su di lei, nemmeno una nuvola. Cogitatrice impegnata, alla costante ricerca di ispirazioni, dentro e fuori dalla cucina. Grazie al cielo tutto scorre: panta rei. E alla fine, come in uno splendido giardino bahai, verrà estasiata da un’illuminazione.

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