Il Figo Moro da Caneva, frutto di storia e concentrato di prelibatezza

Il Figo Moro da Caneva è un alimento a tal punto legato al suo territorio di provenienza da essere considerato parte della Storia e della vita di una comunità intera.

Il suo nome in parte sta a indicare una particolare varietà di fico – il “figo moro” dalla buccia scura, come suggerisce il nome stesso – e in parte la località dove viene prodotto questo fico.

Si tratta di Caneva, un paese in provincia di Pordenone il cui territorio si snoda nel confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Lo caratterizzano una morfologia pressoché collinare, un terreno ricco di carbonato di calcio, vari sali minerali e un particolare microclima tipico dell’area pedemontana, che permettono lo sviluppo ideale di questa speciale varietà di fico.

Infatti la coltivazione delle piante in pendio a rischio di ristagno d’acqua, la presenza di un’inversione termica quasi costante e una ventilazione pressoché perenne, forniscono l’habitat ottimale per la coltivazione del Figo Moro conferendo ai frutti della zona elevate caratteristiche qualitative e organolettiche.

Il caratteristico “taglio” del Figo Moro

Il figo moro è un fico di dimensioni ridotte rispetto alle varianti comuni, con un peso che oscilla tra i 30 e i 35 grammi. La sua buccia è sottilissima – un velo – caratteristica che contribuisce a renderlo tanto pregiato e squisito quanto delicato e facilmente deperibile.

Il figo moro necessita di crescere in un microclima particolarmente ventilato. Altrimenti la sua buccia finissima, rendendo accessibile la polpa con la maturazione, rischierebbe fenomeni di deterioramento del frutto.

Un frutto pieno di storia

Questo alimento è presente a Caneva sin da tempi remoti. Nella Serenissima Repubblica Veneta il “frutto speciale che i porta da Caneva” era considerato una vera prelibatezza: ricercato, veniva consumato fresco in sfarzosi banchetti aristocratici oppure essiccato come ottima fonte vitaminica e alimento medicale durante i lunghi ed estenuanti viaggi via mare.

È stato inoltre un alimento fondamentale per il sostentamento della popolazione agricola della sua zona d’origine. Nel corso dei secoli, soprattutto durante gli anni bui delle grandi guerre, era da considerarsi una vera e propria manna dal cielo, sia per l‘alimentazione sia come fonte di guadagno.

Con l’industrializzazione e il benessere derivante dal boom economico di metà Novecento, il lavoro faticoso dell’agricoltura collinare è stato in parte accantonato. Sino ai giorni nostri: complice la crisi e una rinnovata sensibilità nei confronti del territorio e dei suoi prodotti autoctoni si è ripresa la produzione, scongiurando il terribile rischio della “perdita” di questo gioiello alimentare.

Da questa volontà è stato costituito nel 2006 un ente ad hoc: il Consorzio per la Tutela e Valorizzazione del Figo Moro raggruppa la quasi totalità dei produttori della zona.

Il Consorzio ha l’onere di seguire le varie fasi di vita del frutto, dalla sua produzione controllata alla sua commercializzazione. Non solo, si occupa anche della sua riscoperta,  attraverso le antiche ricette che lo vedevano protagonista e la promozione, anche all’estero.

Parola d’ordine: genuinità

Una delle peculiarità che contribuiscono al successo del Figo Moro è senza dubbio la sua totale genuinità. La pianta madre non subisce nessun tipo di concimazione chimica.

È inoltre praticamente inattaccabile da parassiti nocivi e non subisce alcun trattamento chimico che possa inficiare la naturalità del frutto. Il raccolto avviene giornalmente, in modo da garantire la massima salubrità sia al prodotto fresco che al prodotto trasformato.

Oltre che “al naturale” (in stagione lo trovate sempre nelle macedonie di frutta delle vicine Botteghe del Caffè Dersut di Pordenone e Sacile!), il Figo moro è delizioso utilizzato come ingrediente principe di composte, marmellate o gelati.

Il Figo Moro da Caneva deve sottostare a delle regole per essere gustato al meglio: va raccolto con il suo picciolo e mangiato con la buccia, sede di sapori particolari e unici. A contrastare le sensazioni aromatiche di un primo assaggio arriva poi la polpa, tenera, succulenta, profumata e dall’intenso colore rosso acceso.

Il frutto fresco è orientato verso la commercializzazione in una fascia di mercato pressoché di nicchia, distribuito principalmente nelle zone del Triveneto e dell’Emilia Romagna. Questa sua limitazione territoriale è dovuta al semplice fatto che la durata del frutto una volta raccolto è di – al massimo – un paio di giorni.

Diversamente, i prodotti trasformati sono rivolti a quella fascia di consumatori che non può permettersi di reperirlo fresco. La loro domanda di mercato in continua ascesa ci porta a comprendere quanto il Figo Moro sia un alimento prezioso, prelibato, sano e genuino.

Questa speciale varietà di fico ci permette di stare bene a tavola a partire dalla colazione per arrivare alla cena passando attraverso la sua degustazione in antipasti, primi piatti, secondi, dolci e altre prelibatezze come il figo moro caramellato che, solo a nominarlo – non so se fa lo stesso effetto anche a voi – mi fa venire l’acquolina in bocca.

E voi lo amate quanto me? Come preferite gustarlo?

Se siete ancora dei neofiti vi consigliamo un bel weekend tra i colli della pedemontana pordenonese, dove lasciarvi tentare dalle tante ricette proposte dai ristoranti della zona. All’Agriturismo Al Pisoler ad esempio potrete godere di una splendida vista sulla pianura circostante e concludere il pasto con un ottimo espresso Dersut!

 

Credits immagini: Italian Food Excellence, Piaceri d’Italia Magazine.

Kristel Cescotto
Kristel Cescotto

Kristel è food blogger per The Eat Culture e, su di lei, nemmeno una nuvola. Cogitatrice impegnata, alla costante ricerca di ispirazioni, dentro e fuori dalla cucina. Grazie al cielo tutto scorre: panta rei. E alla fine, come in uno splendido giardino bahai, verrà estasiata da un’illuminazione.

Nessun commento

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Dovresti usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>